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DELLE ACQUE
Le risorse offerte dal fiume Olona nel XV e XVI secolo erano enormi.
L’acqua era usata principalmente per scopi domestici. Questo tipo
di uso fu permesso fino al 1900 circa, ma venne successivamente
proibito a causa dell’inquinamento generato. Nel secolo passato
gli abitanti della valle Olona deviavano l’acqua in piccoli laghi,
il ghiaccio formatosi veniva usato per conservare cibi e bevande.
Inoltre, il fiume era sfruttato per dissetare il bestiame da pascolo
e i cavalli da tiro, per lavare la lana, il lino e per la
macerazione della canapa. Questa tecnica di lavorazione dei tessuti
fu proibita, in seguito, poiché i rifiuti si depositavano sul
fondo, rallentando il flusso dell’acqua. I progressi tecnologici,
sostituirono il vecchio sistema dei mulini di “rodigni” con una
grande ruota metallica capace di attivare macchine per filare, come
telai per cotone e seta.
Una fiorente attività economica legata all’Olona fu la pesca, più
antica perfino dell’uso dei mulini. Pur essendo molto popolare nei
secoli XVII e XVIII, andò scemando a partire dalla seconda metà
del XIX secolo a causa dai rifiuti delle industrie tessili, fino a
scomparire del tutto alla fine del secolo con la rivoluzione
industriale.
Nonostante l’inquinamento, problematica che divenne sempre più
seria, la pesca nell’Olona continuò, esclusivamente a livello
amatoriale, fino alla seconda guerra mondiale. Gli interessi
economici erano ingenti sia per i pescatori sia per gli
“amministratori” del fiume, i quali rilasciavano, a pagamento,
una sorta di licenza di pesca. La pratica della pesca è ora
vietata, e chi continua nell’attività è passibile di querele
giudiziarie.
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