Faggio
Fagus
selvatica - a cura
di Valentina Magni e Andrea Scorti

Famiglia: Fagaceae
Area di origine: si estende dalla Spagna al Mar Nero, dalla Norvegia alla
Sicilia ed è il più importante costituente dei boschi di latifoglie. La specie predilige clima oceanico, temperato; non è
particolarmente esigente per il terreno, purchè sia
ben aerato e drenato e non troppo acido; soffre per gelate tardive e forte
vento.
Etimologia del nome: il nome faggio deriva dal greco fagèin, mangiare,
perché i frutti vengono utilizzati come alimento per i
suini.
Portamento: Albero deciduo, alto circa 30m,
con una chioma ampiamente globosa e densa; il tronco
è diritto e ramoso; la corteccia è liscia e grigia.
Foglie: semplici, ellittiche ovali, cigliate al margine,
con un picciolo corto; colore autunnale giallo, rosso-bruno.
Fiori:
infiorescenze unisessuali; quelle maschili ad amenti ascellari posti su un
lungo peduncolo; quelle femminili formate da piccoli
gruppi di due o tre fiori posti in
posizione terminale e avvolti da brattee che evolveranno nella cupola a quattro
valve avvolgente il frutto.
Frutti: costituiti da noci legnose dette "faggiole"
lunghe circa 2 cm, di forma ovoidale-triangolare e
avvolte da una cupola spinosa a quattro valve che a maturità si apre.
Utilizzazione: il legno si presta a essere
curvato a vapore e si adopera per fabbricare sedie e mobili; è un ottimo
combustibile; i frutti vengono utilizzati come mangime per i suini oppure per
estrarre olio; le foglie costituiscono un foraggio per gli animali.
Curiosità:
spesso sul tronco del faggio sono
presenti malformazioni molto appariscenti chiamate galle,
causate da alcune specie di insetti appartenenti alla
famiglia dei cipinidi, le cui larve si trovano
all'interno delle stesse galle. La loro
differenziazione è determinata dalle punture degli insetti sulle foglie, sui
rami e persino sulle ghiande. La pianta non pare risentire in modo sensibile di
queste singolari strutture.